
sabato 26 febbraio 2011
Banjo or Freakout - ST 2011
mercoledì 23 febbraio 2011
Mauro Ermanno Giovanardi - Ho Sognato Troppo L'Altra Notte 2011

martedì 22 febbraio 2011
Nicolas Jaar - Space is only noise 2011
sabato 19 febbraio 2011
Paolo Benvegnù - Hermann 2011
Finalmente un'uscita eccezionale, la prima che abbia riacceso il mio entusiasmo quest'anno. Paolo è tornato e ci regala Hermann. Potremmo dire il disco della maturità, sia dal punto di vista musicale che dei testi, anche se dovevamo aspettarcelo dopo i precedenti lavori, per nulla superficiali. Paolo è uno di quegli artisti del sottobosco purtroppo, almeno fino a ieri, perché da oggi il suo spessore non potrà più passare inosservato. E' un disco che pesa e per una volta si misura con Vero Merito. E voglio credere che esistano ancora, in questi tempi di merda tra gente di merda, le Anime di cui parla e ci incanta e sperare che sappiamo davvero ascoltare e apprendere...
Da non perdere!
Vale
Pubblicata su Beat Beat

Anime avanzate
voltate le spalle al puro mondo
l'errore rende liberi solo se libera è la grazia
di camminare verso le saline
ed a piedi nudi non sentire il male
e guardare l'orizzonte
anime avanzate
lasciate che vi accarezzino le ciglia dell'amore
ed i ricordi che bruciano il petto
e non dimenticate le parole
degli occhi degli ultimi respiri e cominciate a respirare
e ad illudermi di apprendere la verità dagli uomini
ed illudermi e difendermi dalle pazzie degli uomini
anime ascoltate
lasciate le menzogne agli uomini e le poesie alle ombre
come visioni colte con fatica
eliminate la speranza che serve solo
a lamentare il limite e comprare i sogni
anime avanzate
cogliete i fiori ed adornatevi
tingetevi le labbra così che possa riconoscervi
sussurrate al vento il vero amore
che i figli possano abbracciare i padri e tornare a vivere
ed a scegliere e ad illudersi di apprendere la verità dagli uomini
ed illudersi e difendersi dalle pazzie degli uomini
navi senza vento nell'oceano senza fine
chiedono alle stelle di trovare posizione
navi senza vento nell'oceano senza fine
chiedono alle stelle di tornare a navigare
e ad illudersi di apprendere la verità dagli uomini
ed illudersi e difendersi dalle pazzie degli uomini
venerdì 18 febbraio 2011
Radiohead - The King Of Limbs

Erano anni che sognavo questo momento…e per fortuna, o purtroppo, è arrivato. Vuol dire che il sogno si realizza e l'attesa si soddisfa…Ma adesso? Cosa resterà? Saranno capaci le loro note di accompagnarmi e consolarmi più del godimento insito nella loro stessa attesa?
Radiohead - video Lotus Flower
giovedì 17 febbraio 2011
James Blake – James Blake 2011

James Blake è una creatura polimorfa dai contorni sfumati di soli 22 anni; produttore, musicista e DJ, direttamente from London. Inizia a suonare il pianoforte all’età di sei anni e studia musica popolare alla Goldsmith University. Scopre la musica elettronica grazie alla passione per il duo Digital Mystikz. Di lui si parla in maniera ridondante già dal 2010, quando comincia a sfornare un Ep dopo l’altro (The Bells Sketch, CMYK eKlavierwerke).
Il disco in questione invece è stato diffuso molto prima della sua stessa uscita ed ha destato immediatamente l’attenzione. C’è un filo conduttore tra tutti gli Ep e questo album, che fa pensare ad una strategia di mercato, come se in realtà fosse pronto già da tempo e si aspettasse solo il momento più redditizio per farlo uscire. È stato tutto cronologicamente perfetto tra un Ep e l’altro, fino all’exploit con la cover di Feist “Limit To Your Love” sganciata ad hoc qualche mese fa per promuovere il lancio di questo primo long playing.
Ma a noi poco importa il marketing o l’alone di mistero che pervade questo individuo, che non toglie nè aggiunge nulla alla sua singolare composizione. Alienante, vicino al soul diAntony Hegarty ed essenziale, simile al minimalismo degli XX, dotato della creatività e del genio di Thom Yorke, James Blake non poteva emergere in maniera più eclatante. Si parla già di post-dubstep, di future-garage; la BBC e Pitchfork lo acclamano e qualcuno sostiene già che il Mercury Prize quest’anno andrà dritto nelle sue preziose mani, mentre l’Italia si divide in due, come sempre.
Questo disco è una cabina pressurizzata, una chiusura stagna che sigilla le vibrazioni ed il loro fluire dentro il corpo, mentre fuori tutto scorre privo di alcuna alterazione. Con James Blake ci si immerge in sabbie mobili cupe, potenti e sintetiche che ti attraggono in un bagno caldo ed emozionalmente autistico.
Un disco dove finalmente il silenzio trionfa, sovrano, senza futili dilatazioni, spezzato solo da algide spigolature che raffreddano la percezione e scandiscono l’incandescenza sonora, inumana, generando contrasti tra essi e la sua stessa voce che dà fiato a vuoti abissali ed irregolari.
“I don’t know about my dreams. I don’t know about my dreamin’ anymore. All that I know is I’m fallin, fallin, fallin, fallin. Might as well fall in”, così recita “Wilhelms Scream”, un urlo spirituale che proviene dallo stomaco, una discesa in caduta libera che precipita lentamente nei sogni, quasi “Like a waterfall in slow-motion” come succede in “Limit To Your Love” che rende benissimo l’idea. Ed ancora, come non essere attratti dalle elucubrazioni mentali ed ossessive di “I Mind”?
Un ascolto sensuale ed orecchiabile anche per chi non ama il genere, difficile che il suo cross over vi lasci indifferenti. Un’anima la sua che trasmigra sù e giù per la gola e si incarna attraverso le falangi, che sono state in grado di regalarci questo disco straordinario.
Vale
Recensione pubblicata su Shiver Webzine
mercoledì 16 febbraio 2011
The Twilight Singers - Dynamite Steps (2011)
Mogwai - Hardcore will never die, but you will
lunedì 14 febbraio 2011
Grazie al cielo sono tornati i Radiohead...
domenica 13 febbraio 2011
POPULOUS WITH SHORT STORIES - DRAWN IN BASIC 2008

Andrea Mangia, alias Populous, ed il newyorkese Mike McGuire, alias Short Stories, sono gli artefici di questo piccolo capolavoro "elettrostatico". Sì perché la pelle rizza sù, insieme ai capelli!
Un gioiello minimale e raffinato, melodie inebrianti di synth con sprazzi di chitarre e piano elettrico, un gioiello da indossare per le strade buie, ora deserte ora stracolme di mine vaganti, che ti conducono dove una meta non c'è, ed è forse proprio questa la meta…lasciarsi trasportare, proseguire e perseguire…cosa? La risposta la conoscete bene, perché è dentro ognuno di voi.
Canzoni che si riversano velocemente le une dentro le altre, uno scorrere perpetuo, rapido ed intenso. Un beat soft e malinconico, un caos calmo che non vi lascerà indifferenti.
Da ascoltare necessariamente, almeno una notte nella vita.
venerdì 11 febbraio 2011
Bright Eyes - The People's Key
giovedì 10 febbraio 2011
Joan as Police Woman - The Deep Field 2011

La polistrumentista, interprete e collaboratrice di giganti viventi,Joan Wasser, alias Joan As Police Woman, è appena entrata nel quarantesimo anno di vita, fatto di fama e di bravura, e ci regala il terzo album di inediti. Dopo il clamoroso esordio del 2006 conReal Life ed il successivo To Survive del 2008 (cover a parte), Joan torna ad ammaliarci con The Deep Field.
Negli ultimi tempi, sembra quasi che un ritorno alle origini sia la vera forma di innovazione, paradossale ma reale. A differenza degli altri però, Joan lo fa con maturità e rinnova la sua splendida vena soul, folk, R&B e rock per dar vita quasi ad un nuovo esordio. Lo stupore e l’incanto sono infatti i tratti più marcati di The Deep Field.
Intenso e gioioso, come lei stessa lo definisce, questo disco segna un nuovo traguardo ed una nuova rinascita per quest’ artista, un cammino che l’ha condotta a deporre la drammaticità e l’oscurità per far posto alla luce chiarificatrice, passando però attraverso le zone d’ombre dalle quali, in fondo, è più facile scorgere la luminosità della vita e volerla raggiungere.
Il soul è la sua dimensione madre, arrangiamenti eccelsi hanno contribuito a plasmare l’armonia e l’eleganza del disco, in cui la poliziotta ha saputo destreggiarsi in un R&B che dimostra di aver metabolizzato e rielaborato seguendo di volta in volta le sue raffinate inclinazioni.
Dieci sono in tutto i brani di questa nuova meraviglia (diventano 12 in vinile) che vi farà perdere la testa, un capogiro inebriante alla riscoperta dei sentimenti più puri che riconferma Joan tra le artiste migliori di questi tempi. Sensuali ed intime, le sue note sono lenzuola profumate che riscalderanno le notti insonni degli amanti.
“Nervous” apre il disco con il suo prog-funk spianato da chitarre e tamburi, ma più che nervosa Joan sembra molto sicura di sè e determinata e parte in quarta: “I want you to fall in love with me”. “The Magic” invece è il primo singolo estratto, che scorre lungo un riff elegante che convince quasi immediatamente. “The Action Man” dà fiato alla tromba e ritmo alle percussioni, ed allo stesso modo, il suo tentativo di ritmare maggiormente i pezzi è chiaro anche in “Human Condition”. “Kiss The Specifics” è una riprova di ciò di cui parlavamo prima, cioè il campo più intenso in cui Joan si muove con maestria, ovvero il soul.“Flash” è la traccia più lunga, davvero intensa e raffinata, 8 minuti in cui Joan si sperimenta attraverso la psichedelica afroamericana.
“Chemmie” è un’altra canzone incantevole che con il suo falsetto ci ricorda tanto il “piccolo” e grande Prince. Altra traccia bellissima è “Forever And A Year”, roba che eleva i sensi fino alla totale perdizione.
The Deep Field è quasi una risurrezione, un inno ai sentimenti obliati, nascosti o attesi che finalmente tornano in vita.
Vale
Recensione pubblicata per Shiver Webzine
martedì 8 febbraio 2011
MAMAVEGAS - ICON LAND (2011)

Pensate ad un disco bucolico, fatto da artigiani musicali rinchiusi in una baita di montagna, a contatto con la natura ed i suoi elementi primi, vestiti con cashmere a collo alto che sorseggiano Jack Daniels davanti ad un caminetto vigorosamente acceso…Questa è l'idea che danno i romani Mamavegas: Andrea Memeo, Daniele Petrosino, Emanuele Mancini, Matteo Portelli, Marco Bonini, Francesco Petrosino. Non parliamo di neofiti ma di fabbri professionisti che forgiano musica dal 2003 e lo fanno in una maniera singolare, facendosi apprezzare soprattutto dal vivo, cosa che in genere si rivela deludente per molti artisti. Questo Icon Land è il terzo Ep.
Un folk contagioso il loro, fatto di archi e legni predominanti sospesi tra sogno e realtà. Per l'ennesima volta la collana digitale "24" dell' incredibile etichetta "42Records" fa centro! Il download è gratuito!
Vale.